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	<title><![CDATA[MSNI: La profezia di Craxi: L' Europa sarà un inferno]]></title>
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	<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 20:35:08 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[La profezia di Craxi: L' Europa sarà un inferno]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>"Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare". Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica &egrave; sopra ogni altra l&rsquo;arma preferita. Il resto &egrave; affidato all&rsquo;informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza. Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che &egrave; ormai straripante. Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici. La &ldquo;globalizzazione&rdquo; non viene affrontata dall&rsquo;Italia con la forza, la consapevolezza, l&rsquo;autorit&agrave; di una vera e grande nazione, ma piuttosto viene sub&igrave;ta in forma subalterna in un contesto di cui &egrave; sempre pi&ugrave; difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della societ&agrave;, di una sostanziale perdita di indipendenza. Fa meraviglia, invece, come negli anni pi&ugrave; recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorit&agrave; competenti, gruppi finanziari collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira (Soros) evidentemente sulla base di informazioni certe, che un&rsquo;indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni. Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla. D&rsquo;Alema ha detto che con la caduta del Muro di Berlino si aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell&rsquo;anno della caduta del Muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora. La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. La caduta del Muro di Berlino aveva posto l&rsquo;esigenza di un urgente &ldquo;colpo di spugna&rdquo;. Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attivit&agrave; politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio. La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima Repubblica era una fogna, &egrave; in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si &egrave; fatto le ossa. </span></p>
<p><span>I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un&rsquo;appendice ai dieci comandamenti. I criteri con i quali si &egrave; oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L&rsquo;andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna &egrave; diversa da quella sperata. Pi&ugrave; complessa, pi&ugrave; spinosa, pi&ugrave; difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poich&eacute; si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata &egrave; di grande importanza per il futuro dell&rsquo;Europa Comunitaria, come tutti i Trattati pu&ograve; essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti. Questa &egrave; la regola del buon senso, dell&rsquo;equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realt&agrave;. Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell&rsquo;Europa, il delirio europeistico che non tiene conto della realt&agrave;, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione.</span><br><span>Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, &egrave; una fantastica illusione che i fatti e le realt&agrave; economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro. La pace si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato, e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni nazione ha una sua identit&agrave;, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non pu&ograve; rinunciare. Pi&ugrave; nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali.&nbsp;</span></p>
<p><span>Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle pi&ugrave; ampie unit&agrave; che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare</span></p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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